Dopo aver accennato, nel precedente articolo, alla post produzione, vediamo in cosa consiste lo sviluppo del raw, il file che produce il sensore e che non è un’immagine.
L’immagine virtuale
Per aprire il file raw serve un software apposito, e nel momento in cui il software apre il raw, genera un’immagine virtuale a colori.
Come potete notare, in questo caso la foto appare sottoesposta e con una dominate cromatica blu. Non c’è nulla di sbagliato. Osservate il dorso dell’oca più a sinistra, è al limite del clipping. Aumentando l’esposizione avrei perso il dettaglio in quella zona.

La dominante cromatica blu (sulle oche è molto evidente) è dovuta al bilanciamento del bianco effettuato dalla fotocamera. In realtà questo non influenza le letture del sensore, viene applicato dalla fotocamera al jpeg che produce. Tuttavia, i metadati del bilanciamento del bianco vengono scritti nel raw e il software di sviluppo lo applica all’immagine virtuale. Possiamo mantenere questo oppure eseguire un bilanciamento più opportuno.
Regolazione luci e ombre
A questo punto si passa alla correzione dei toni, bisogna schiarire le ombre senza alterare ciò che è già sufficientemente chiaro.

La vegetazione è piatta, non ha tridimensionalità, regolando il “contrasto locale” e il “contrasto tonale” si migliora la leggibilità dei dettagli.
Le oche rappresentano il soggetto principale, si possono evidenziare schiarendo quella zona e scurendo quelle circostanti. Un po’ di enfasi nei toni rossi, in questo caso, dà più vivacità all’immagine.

L’immagine ottenuta è ben altra cosa rispetto al jpeg prodotto dalla fotocamera, sul quale non sarebbe stato possibile eseguire queste regolazioni, specialmente il bilanciamento del bianco.
Spesso si completa il lavoro utilizzando dei filtri, in questo caso ho reso l’immagine un po’ più calda e appena soffusa…

Immagine di copertina: © Freepik