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21 Lug 2025

Le prospettive della FLASH therapy tra Italia e Giappone

Marco Ferrazzoli

Marco Ferrazzoli
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Expo Osaka 2025: tutto sulla radioterapia

Un trattamento invisibile, silenzioso, eppure incredibilmente potente. Ogni anno, nel mondo, più di 15 milioni di persone si sottopongono a radioterapia. Ma come funziona? Quali sono i suoi limiti? E quali innovazioni ci riserva il futuro? I concetti chiave e le domande per comprendere meglio le ricerche e le tecnologie innovative nel settore sono stati al centro di un workshop italo-nipponico, che si è svolto al Padiglione Italia in occasione dell’Expo Osaka 2025.

«Per decenni, la radioterapia è stata uno dei pilastri fondamentali nella lotta contro il cancro, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, e ancora oggi continua a giocare un ruolo essenziale, spesso in combinazione con altri trattamenti», osserva Simona Piccinini dell’Istituto nazionale di ottica del CNR. «Ma non è solo parte della storia nella cura del cancro, è una parte fondamentale del suo futuro». Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, anzi, la domanda globale è destinata a crescere.

 

L’avanguardia della FLASH therapy

In questo contesto, una prospettiva di estremo interesse è quella aperta dall’effetto FLASH: le radiazioni mantengono la stessa efficacia, ma con minori danni ai tessuti sani, grazie ad altissime velocità di somministrazione, promettenti soprattutto nei tumori profondi. A Osaka il tema è stato affrontato durante una due giorni su “T-POWER: Life Sciences Made in Tuscany”, un progetto sull’eccellenza nelle Scienze della Vita di questa regione a cui, con l’Università di Firenze che ne è coordinatore, partecipano gli atenei di Pisa, Siena e quello per Stranieri di Siena, Scuola Normale Superiore, Sant’Anna e Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Introdotta da un video su “Le Strade della Cura: dalla via Francigena alla salute del futuro” e da un dibattito con l’AIRJ (Associazione dei ricercatori italiani in Giappone), la FLASH Radiotherapy è stata poi approfondita in un workshop cui, con Simona Piccinini, hanno partecipato Leo Gizzi (che ne aveva già scritto per Sapere) e Gabriele Bandini del CNR-INO, assieme ad altri ricercatori italiani e giapponesi.

Ne è emerso che gli elettroni ad altissima energia (VHEE) sono tra i candidati più promettenti per i futuri sviluppi della terapia, anche se le sfide ancora aperte sono molte, dal punto di vista della fisica e della tecnologia, nonché da quello della sperimentazione clinica.

Sia gli esperti nipponici sia i pisani, tra i quali Fabiola Paiar dell’Università di Pisa e Mario Costa dell’Istituto di neuroscienze CNR, hanno però mostrato convinzione e tenacia. Dal Giappone sono intervenuti Kazumasa Minami della Osaka Graduate School of Medicine, Hironao Sakaki del National Institute for Quantum and Radiological Science and Technology di Kyoto e Tomonao Hosokai dell’Istituto di ricerca scientifica e industriale Sanken dell’Università di Osaka.

L’impegno italiano nella ricerca

Proprio la prospettiva di «partire dalle analogie tra Italia e Giappone per affrontare le sfide della salute pubblica grazie alle nuove opportunità di collaborazione e dialogo scientifico con università, centri di ricerca e aziende giapponesi» è lo scopo dichiarato della missione all’Expo dei ricercatori toscani, spiega Gizzi: per questo ha coordinato “Saving, Empowering, and Connecting Lives”, due pomeriggi di incontri nel Padiglione italiano guidato dall’ambasciatore Mario Vattani, che ha mostrato un forte interesse verso i dispositivi e gli incontri sul tema.

L’incontro è stato caratterizzato da un linguaggio mirato al grande pubblico, grazie anche all’uso di video divulgativi, e da un approccio decisamente multidisciplinare, che ha coperto lo spettro tra ricerca oncologica, neuroscienze e medicina di precisione, «presentando alcuni progetti innovativi nel settore biomedicale che vanno dalla radioterapia FLASH all’Active Aging, dalle ricerche sulla resilienza del cervello al monitoraggio terapeutico dei farmaci».

Marco Ferrazzoli
Marco Ferrazzoli
Giornalista professionista, esperto in comunicazione della scienza, comandato presso la Presidenza del Consiglio, dove si occupa di monitoraggio media per l'Ufficio stampa e relazioni media. Autore tra l’altro di: "Pandemia e infodemia" (con G. Maga, ed. Zanichelli); "Il superdisabile" (con F. Gorini e F. Pieri, ed. Lu:Ce); "Parola di scienziato" (con F. Dragotto, ed. Universitalia). Dal 2005 al settembre 2022, è stato capo Ufficio stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Insegna Teoria e tecnica della comunicazione della conoscenza presso l’Università di Roma Tor Vergata; docente al Master SGP dell’Università La Sapienza e al Master di Comunicazione scientifica dell’Università di Parma.
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