Expo Osaka 2025: tutto sulla radioterapia
Un trattamento invisibile, silenzioso, eppure incredibilmente potente. Ogni anno, nel mondo, più di 15 milioni di persone si sottopongono a radioterapia. Ma come funziona? Quali sono i suoi limiti? E quali innovazioni ci riserva il futuro? I concetti chiave e le domande per comprendere meglio le ricerche e le tecnologie innovative nel settore sono stati al centro di un workshop italo-nipponico, che si è svolto al Padiglione Italia in occasione dell’Expo Osaka 2025.
«Per decenni, la radioterapia è stata uno dei pilastri fondamentali nella lotta contro il cancro, insieme alla chirurgia e alla chemioterapia, e ancora oggi continua a giocare un ruolo essenziale, spesso in combinazione con altri trattamenti», osserva Simona Piccinini dell’Istituto nazionale di ottica del CNR. «Ma non è solo parte della storia nella cura del cancro, è una parte fondamentale del suo futuro». Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, anzi, la domanda globale è destinata a crescere.
L’avanguardia della FLASH therapy
In questo contesto, una prospettiva di estremo interesse è quella aperta dall’effetto FLASH: le radiazioni mantengono la stessa efficacia, ma con minori danni ai tessuti sani, grazie ad altissime velocità di somministrazione, promettenti soprattutto nei tumori profondi. A Osaka il tema è stato affrontato durante una due giorni su “T-POWER: Life Sciences Made in Tuscany”, un progetto sull’eccellenza nelle Scienze della Vita di questa regione a cui, con l’Università di Firenze che ne è coordinatore, partecipano gli atenei di Pisa, Siena e quello per Stranieri di Siena, Scuola Normale Superiore, Sant’Anna e Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Introdotta da un video su “Le Strade della Cura: dalla via Francigena alla salute del futuro” e da un dibattito con l’AIRJ (Associazione dei ricercatori italiani in Giappone), la FLASH Radiotherapy è stata poi approfondita in un workshop cui, con Simona Piccinini, hanno partecipato Leo Gizzi (che ne aveva già scritto per Sapere) e Gabriele Bandini del CNR-INO, assieme ad altri ricercatori italiani e giapponesi.
Ne è emerso che gli elettroni ad altissima energia (VHEE) sono tra i candidati più promettenti per i futuri sviluppi della terapia, anche se le sfide ancora aperte sono molte, dal punto di vista della fisica e della tecnologia, nonché da quello della sperimentazione clinica.
Sia gli esperti nipponici sia i pisani, tra i quali Fabiola Paiar dell’Università di Pisa e Mario Costa dell’Istituto di neuroscienze CNR, hanno però mostrato convinzione e tenacia. Dal Giappone sono intervenuti Kazumasa Minami della Osaka Graduate School of Medicine, Hironao Sakaki del National Institute for Quantum and Radiological Science and Technology di Kyoto e Tomonao Hosokai dell’Istituto di ricerca scientifica e industriale Sanken dell’Università di Osaka.

L’impegno italiano nella ricerca
Proprio la prospettiva di «partire dalle analogie tra Italia e Giappone per affrontare le sfide della salute pubblica grazie alle nuove opportunità di collaborazione e dialogo scientifico con università, centri di ricerca e aziende giapponesi» è lo scopo dichiarato della missione all’Expo dei ricercatori toscani, spiega Gizzi: per questo ha coordinato “Saving, Empowering, and Connecting Lives”, due pomeriggi di incontri nel Padiglione italiano guidato dall’ambasciatore Mario Vattani, che ha mostrato un forte interesse verso i dispositivi e gli incontri sul tema.
L’incontro è stato caratterizzato da un linguaggio mirato al grande pubblico, grazie anche all’uso di video divulgativi, e da un approccio decisamente multidisciplinare, che ha coperto lo spettro tra ricerca oncologica, neuroscienze e medicina di precisione, «presentando alcuni progetti innovativi nel settore biomedicale che vanno dalla radioterapia FLASH all’Active Aging, dalle ricerche sulla resilienza del cervello al monitoraggio terapeutico dei farmaci».