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25 Set 2025

Povero paracetamolo (e poveri noi…)

Ottavio Davini

Ottavio Davini
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Perché le parole di Trump sono pericolose, non solo per quello che ha detto

Premesso che in gravidanza qualunque farmaco va assunto con prudenza e previo parere del medico curante, il (povero) paracetamolo o acetaminofene (più noto con i nomi commerciali, tra cui Tylenol in USA e Tachipirina in Italia) è da decenni considerato tra i farmaci più sicuri e maneggevoli, tanto che tutte le organizzazioni e le linee guida lo suggeriscono come prima scelta in presenza di febbre e dolore lieve o moderato.

Poi arriva Trump.

Dopo aver creato la suspense nel corso della commemorazione di Kirk (“Penso che lo troverete sorprendente”, ha detto Trump alle migliaia di persone in lutto. “Penso che abbiamo trovato una risposta all’autismo”) ha organizzato una conferenza stampa e ha detto esplicitamente che le donne in gravidanza non devono assumere il Tylenol: “Non prendete il Tylenol. Fate il possibile per non prendere il Tylenol”.

Anche se Trump non è nuovo a uscite estemporanee e profondamente antiscientifiche in ogni ambito (dalla candeggina per il Covid-19 al negazionismo climatico), è lecito chiedersi chi o cosa gli abbia suggerito un’iniziativa di questo tipo.

 

Correlazione non vuol dire causalità

In anni recenti alcuni studi hanno ipotizzato una relazione tra assunzione di paracetamolo in gravidanza e l’insorgenza nei nascituri di disturbi neurologici, come l’ADHD e i disturbi dello spettro autistico (ASD), ma si tratta per lo più di studi osservazionali (indagano cioè le correlazioni statistiche, ma non la relazione causa-effetto). La comunità scientifica nel suo insieme ritiene che non esistano prove solide in questo senso e che alcuni risultati siano frutto di bias metodologici, in un contesto (in particolare gli ASD) dove i fattori confondenti nella raccolta dei dati sono molteplici e le cause sono multifattoriali e in larga misura ancora da scoprire.

Se poi andiamo a leggere con attenzione l’articolo citato da Trump, si scopre che uno degli autori è stato consulente di parte in una causa in corso negli USA per ottenere un risarcimento da parte delle famiglie con figli affetti da autismo, attribuendo al paracetamolo la causa delle manifestazioni cliniche. Si può aggiungere che per questo ha ricevuto 150.000 dollari e che il giudice della Corte federale ne ha criticato aspramente la testimonianza, scrivendo che “minimizza gli studi che indeboliscono la sua tesi di causalità e sottolinea quelli che sono in linea con la sua”.

In realtà esistono studi molto più solidi, che sfuggono ai bias metodologici e che non dimostrano correlazione tra assunzione di paracetamolo e autismo.

Il più poderoso di questi è uno studio svedese con un campione di popolazione di 2.480.797 bambini nati tra il 1995 e il 2019. In poche parole, il confronto era tra fratelli nati dopo che la mamma aveva assunto o meno paracetamolo in gravidanza. Le conclusioni sono queste: “L’uso di paracetamolo durante la gravidanza non è risultato associato al rischio di autismo, ADHD o disabilità intellettiva nei bambini nell’analisi di controllo tra fratelli. Ciò suggerisce che le associazioni osservate in altri modelli potrebbero essere attribuibili a fattori confondenti familiari”.

Inoltre, una recente revisione conclude che “secondo le attuali prove scientifiche, è improbabile che l’esposizione in utero al paracetamolo conferisca un aumento clinicamente significativo del rischio di ADHD o ASD”.

Ma poi ci sono gli argomenti che piacciono a Trump, fatti di grossolane semplificazioni: “A Cuba non ci sono casi di autismo, perché sono poveri e non si possono permettere le medicine”. Purtroppo, a Cuba non si dispone semplicemente dei dati epidemiologici sui casi di ASD, quindi questa è una notizia inventata.

Oppure: “Il numero di casi è esploso negli ultimi vent’anni: c’è un’epidemia di autismo!”. A parte che il paracetamolo è stato sintetizzato nell’Ottocento e usato come farmaco dal 1949, ma in ogni caso, ancora una volta, anche se ci fosse una correlazione questo non vorrebbe dire automaticamente che esista un nesso causale.

 

L’epidemia di diagnosi e le cure miracolose

La comunità scientifica e le stesse associazioni dei genitori di ragazzi con ASD concordano in realtà sul fatto che l’aumento dei casi sia soprattutto un aumento delle diagnosi, dovuto a:

  • Cambiamento dei criteri diagnostici
  • Aumento dello screening dello sviluppo psicologico compiuto in età precoce
  • Maggiore consapevolezza dell’autismo tra gli operatori sanitari, i genitori e l’opinione pubblica
  • Migliore accesso ai servizi e alle diagnosi precoci
  • Variabili demografiche e geografiche

Ma come se non bastasse, Trump e Kennedy hanno anche fatto intravedere speranze di cura per l’autismo, citando il Leucovorin (una formulazione dell’acido folico). La FDA ha pubblicato in effetti i dati su una nuova cura sperimentale, citando studi su oltre 40 pazienti, adulti e pediatrici. Siamo ancora molto lontani dal disporre di un serio trial clinico quindi attualmente non esiste alcuna prova che il Leucovorin sia utile negli ASD.

E chi si occupa di autismo da anni, cosa dice? L’Autism Science Foundation ha parlato di dichiarazioni pericolose che minimizzano la complessità dell’autismo. La presidente Alison Singer ha aggiunto: «Non ci sono nuovi dati, né studi, né conferenze scientifiche che giustifichino un annuncio del genere. È fuorviante per le famiglie» e la Coalition of Autism Scientists ha sottolineato che i dati citati «non supportano l’affermazione che il Tylenol causi l’autismo e che il Leucovorin sia una cura», accusando l’amministrazione di alimentare «paura e false speranze».

Tra i rischi che vanno messi in conto di fronte a queste “sparate”, c’è quello che le donne in gravidanza assumano altri farmaci in luogo del paracetamolo (come i FANS), quelli sì molto meno sicuri e potenzialmente pericolosi anche per il nascituro. O si tengano una febbre alta, con potenziali danni al feto.

 

Il pericolo in più

Non possiamo sapere se questa ennesima invasione grossolana di Trump in ambito medico abbia secondi fini (ragioni economiche? creare un terreno propizio per un nuovo attacco ai vaccini? distrarre l’opinione pubblica da altri temi?), ma – ed ecco il pericolo – questo è un ulteriore, gravissimo attacco alla scienza e al suo metodo.

In questo momento migliaia di scienziati in tutto il mondo devono occuparsi – invece di fare il loro mestiere – di confutare tesi fuori dalla realtà e cercare di tranquillizzare l’opinione pubblica.

Ancora una volta, se da un pulpito come quello viene detta una colossale stupidaggine, per contrastarla è necessario uno sforzo enormemente superiore a quello fatto per dirla.

 

Immagine di copertina: compresse di Tylenol, fonte Deborah Austin from Bellevue – Wikimedia

Ottavio Davini
Ottavio Davini
Ottavio Davini, torinese, medico, radiologo, è stato Primario e, per cinque anni, Direttore sanitario alle Molinette di Torino. È componente di diverse società scientifiche e autore di oltre cento pubblicazioni, nonché di diversi libri, due dei quali a tema sanitario: Il prezzo della salute (Nutrimenti, 2013) e Nella bolla del virus (Neos, 2020). Per Sapere ha pubblicato Il vaccino anti COVID-19: piccola guida per gli indecisi. Per Dedalo ha pubblicato La medicina che non c'è e 50 grandi idee medicina.
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