Skip to main content

14 Nov 2025

Il colore in fotografia digitale: la radiazione elettromagnetica

Home Rubriche Fotografia digitale

Quando usavamo la pellicola tutto il nostro lavoro finiva con lo scatto, il resto lo faceva il laboratorio. Alcuni potevano permettersi sviluppo e stampa del bianco-nero in autonomia, mentre il colore era proibitivo.

Nell’era del digitale i princìpi su cui si basa la fotografia – mi riferisco a tempi, diaframmi, ISO, lunghezze focali ecc. – sono sempre gli stessi, ma ora abbiamo la possibilità di fare molto di più: salviamo il file raw e facciamo un’accurata post-produzione fino a ottenere il file, possibilmente tiff, da portare in stampa.

Però c’è una cosa fondamentale di cui generalmente si parla molto poco, attorno alla quale ruotano fotografia e post-produzione, e che fa parte della nostra vita al di là della fotografia: il colore.

Vi è mai capitato di portare a stampare le vostre foto digitali, ritrovarvi con stampe che avevano colori diversi da quelli che vi aspettavate e avete dato la colpa al laboratorio? Bene, è molto probabile invece che la colpa fosse vostra se non conoscete i concetti fondamentali del colore.

Avere ben chiaro cosa sia il colore, quali siano i suoi attributi percettivi, come lo riproduciamo nei monitor e nelle stampe, e tanto altro ancora, sicuramente rende il lavoro più facile a chi vuole occuparsi di fotografia digitale.

È un argomento così affascinante e sorprendente che più lo scopri e più ti intriga la sua conoscenza.

Oggi partiamo con una serie di articoli in cui vi spiegherò tutto ciò che serve sapere sul colore, userò anche termini scientifici, ma facendo in modo che i concetti siano facilmente comprensibili così da poter affrontare la fotografia digitale con le adeguate competenze.

La radiazione elettromagnetica

Alla base della luce e del colore ci sono le radiazioni elettromagnetiche. Fanno parte della nostra quotidianità, le usiamo per le telecomunicazioni, telefonia, trasmissioni radio-televisive, e persino per cuocere i cibi nei forni a microonde.

Si tratta di energia che si propaga nello spazio e nel tempo, e che rappresentiamo con un’onda sinusoidale caratterizzata da tre parametri: ampiezza, frequenza e lunghezza d’onda.

sinusoide

 

L’ampiezza è l’intensità della radiazione.

Il secondo parametro importante è il tempo che impiega la radiazione a compiere un ciclo (o oscillazione). Normalmente, però, si usa la grandezza inversa, cioè la frequenza, che rappresenta il numero di oscillazioni che compie la radiazione in un secondo, e si misura in hertz (Hz).

La lunghezza d’onda è lo spazio che percorre la radiazione mentre compie un’oscillazione completa, si misura in metri (m).

Tutte le radiazioni elettromagnetiche viaggiano alla velocità di circa 300.000 km/s, come la luce. Frequenza e lunghezza d’onda sono inversamente proporzionali e legate dalla formula:

Quindi, all’aumentare della frequenza, la lunghezza d’onda diminuisce.

Per fare qualche esempio, le frequenze della radio FM sono intorno ai 100 MHz. Un’onda di questa frequenza, compiendo un ciclo, percorre uno spazio di

Invece, una radiazione di 1 GHz (un miliardo di hertz), frequenza usata nella telefonia mobile, mentre compie un ciclo completo percorre uno spazio di

Noi siamo “immersi” in queste radiazioni, tuttavia, non percepiamo la loro presenza, ma quando la lunghezza d’onda è dell’ordine dei micron (10–6 m) rientrano in quella porzione di spettro elettromagnetico detto “spettro infrarosso” e le percepiamo come calore.

Lo spettro infrarosso termina circa dove inizia lo spettro visibile, intorno ai 700 nm (si pronuncia nanomètri), ovvero 700 miliardesimi di metro.

 

spettro visibile

 

Lo spettro elettromagnetico visibile

Quando radiazioni comprese fra 700 e 400 nm (circa) colpiscono i nostri occhi, nel cervello si genera la sensazione della luce e del colore. Questo intervallo di lunghezze d’onda è detto spettro (elettromagnetico) visibile.

Radiazioni intorno ai 700 nm le percepiamo come luce rossa, al diminuire della lunghezza d’onda si passa all’arancio, al giallo, al verde, al ciano, al blu e infine al violetto. A ogni lunghezza d’onda dello spettro visibile corrisponde un “colore spettrale”.

Quasi mai vediamo colori spettrali, ovvero relativi a una sola lunghezza d’onda, perché solo i laser emettono una luce “monocromatica”. I colori che percepiamo sono sempre la sovrapposizione di più colori spettrali e si definiscono “colori non spettrali”.

Per esempio, il magenta è un colore non spettrale dato dalla sovrapposizione di luce rossa e luce blu.

La sovrapposizione di tutti i colori spettrali, all’incirca di pari intensità, la percepiamo come luce bianca.

Tutto questo ci porta indietro di tre secoli, agli studi di Isaac Newton sulla luce. Scomponendo un raggio solare bianco mediante un prisma di vetro, si ottiene la separazione nei colori spettrali. Newton non solo capì e dimostrò che quei colori erano contenuti nella luce bianca (l’alternativa era che venissero generati dal prisma per uno sconosciuto fenomeno fisico), ma capì anche che quelli che lui definiva “raggi colorati” non sono di nessun colore, hanno soltanto la capacità di generare nel nostro cervello la sensazione del colore.

 

 

In copertina: immagine di Steve Johnson – Pexels

Sergio Nuzzo
Sergio Nuzzo
Tecnico elettronico, ha iniziato la carriera lavorativa nell’ambito della strumentazione scientifica, lavorando per due delle più importanti aziende a livello mondiale, in veste di Field Service Engineer. Dal 1994 è Collaboratore Tecnico dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici, sede di Bari, del Consiglio Nazionale delle Ricerche.Fotoamatore fin da giovanissimo, sviluppa particolare interesse per la scienza e la tecnologia della fotografia digitale. Grazie alle conoscenze acquisite con i suoi studi, con l’autorizzazione del suo Ente, ha collaborato con un’importante azienda del settore fotografico, tenendo corsi e lezioni aperte per fotografi professionisti.
DELLO STESSO AUTORE

© 2025 Edizioni Dedalo. Tutti i diritti riservati. P.IVA 02507120729