Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

Come dimenticare le pagine de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni che descrivevano una Milano messa in ginocchio da una terribile malattia. Era il 1630 e il morbo che decimava la popolazione era la peste bubbonica, patologia causata dal batterio Yersinia pestis. Questo microrganismo, però, non è sempre stato così infallibilmente letale. Una ricostruzione più completa della sua evoluzione è oggi possibile grazie alla decodifica di un genoma venuto da molto lontano: la Russia di circa 4000 anni fa.

In questo nostro spazio abbiamo già parlato di collezioni virtuali. Un esempio recente è la digitalizzazione dei fossili di Darwin, conservati nel Natural History Museum di Londra. In Italia sono già in atto alcuni progetti simili e uno tra questi, interessante per la modalità di realizzazione e per gli obiettivi, è il 3D Virtual Museum. Di cosa si tratta? Continuate a leggere e lo scoprirete.

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La superficie della Terra potrebbe essere paragonata alla nostra pelle: il tempo la modifica, ci sono rughe profonde, scalfitture, segni del passaggio di eventi più o meno distruttivi. Anche il paesaggio, proprio come fanno gli esseri viventi, cresce, evolve e ciò condiziona inevitabilmente la vita dell'uomo nel passare dei millenni. La nostra dipendenza dai cicli che coinvolgono il nostro pianeta e dai suoi ritmi è in particolar modo evidente studiando gli insediamenti nati in prossimità dei fiumi: l'esempio che a molti di voi tornerà alla mente è quello del Nilo ma tanti sono i corsi d'acqua con cui l'uomo ha intrecciato la propria esistenza. Tra questi c'è il Mississippi, negli Stati Uniti.

Made in China. Lo troviamo scritto su moltissimi degli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, è un’etichetta che ci informa della provenienza di quei prodotti. Lo stesso tipo di indicazione, riferita però a un altro luogo, è stata ritrovata su un manufatto orientale che, per secoli, è rimasto sul fondo del Mar di Giava per poi essere riportato alla luce negli anni ’80. Ora nuovi metodi di analisi hanno permesso agli scienziati di raccontare la storia di questa ceramica.

Questa settimana, nell’ambito degli appuntamenti legati alle intersezioni tra arte e scienza, ho intervistato Matteo Farinella. Laureato in biologia, dopo una laurea specialistica in neurobiologia e un dottorato in neuroscienze alla UCL - University College of London, Matteo è riuscito a unire la sua passione per il disegno e la sua professionalità in campo scientifico in un percorso di divulgazione scientifica molto particolare.

Le collezioni di fossili che possiamo ammirare nelle vetrine dei musei di storia naturale non sono solo i resti della storia della Terra e di piante e animali che la abitavano in un passato remoto. Spesso custodiscono anche il racconto dell’esistenza di chi li ha trovati, collezionati, studiati e conservati. Questo è sicuramente il caso dei fossili di Darwin, custoditi dal Natural History Museum di Londra e ora protagonisti di un interessante progetto di digitalizzazione.

Sentir parlare di funghi ci riporta alla mente risotti impreziositi dai profumati porcini, colorati veleni come l’Amanita muscaria o droghe psichedeliche ricavate dai principi attivi contenuti da individui del genere Psilocybe. Questi strani organismi, tanto particolari da meritare un regno a parte nella classificazione degli esseri viventi, sono da sempre stati utilizzati dagli uomini che, sin dalla preistoria, erano consapevoli delle loro innumerevoli proprietà. Vi è però un’applicazione poco conosciuta di cui ci parla un recente studio pubblicato su PlosOne: erano stoppini, esche per accendere il fuoco.

I nomadi di cui parliamo sono gli abitanti delle steppe della regione a sud del fiume Don, in Russia. Un team internazionale di scienziati, composto da archeologi e esperti di pedologia - la scienza che studia il suolo – ha esaminato i siti di sepoltura risalenti all’età del Bronzo al confine tra la Calmucchia e il Territorio di Stavropol', trovando tracce di orzo coltivato sulle pareti di recipienti in ceramica. Cosa c’è di strano? In quel periodo storico quelle genti non praticavano l’agricoltura quindi la pianta doveva provenire da insediamenti delle colline del Caucaso, frutto di una forma di scambio di beni.

In una delle sale della National Gallery di Londra, fino a poco tempo fa, era conservato un affresco che un tempo era parte dell’aula capitolare del convento di San Francesco, a Siena. L’opera non è più in esposizione perché è stata sottoposta a indagini diagnostiche: se pensate che da una muratura in Italia, è giunta sino al piovoso Regno Unito, capirete sicuramente che la storia di questo dipinto debba essere stata piuttosto movimentata. Chi potrà raccontare le peripezie di questo prezioso frammento? Le narratrici d’eccezione saranno le proteine animali.

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copertina   marzo-aprile 2018

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