Sapere Scienza

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RUBRICA - Scienza e beni culturali

L’estate è tornata e, se avete il desiderio di avventurarvi nelle meraviglie della nostra penisola, non vi resta che esplorare i numerosi scavi archeologici aperti al pubblico. Possono essere la meta ideale per grandi e piccini, soprattutto ora che la tecnologia ci permette di fare un passo avanti e guardare con occhi diversi quello che a un profano può sembrare un cumulo di pietra e terra ma che, grazie al lavoro di archeologi e scienziati, si trasforma nella ricostruzione comprensibile di parte della nostra civiltà, della nostra storia.

Entrare nel mondo di Maurizio Montalti, anche solo visitando il suo sito, è come trasformarsi in Alice ed esplorare uno strano paese delle meraviglie composto da oggetti vivi, fatti di funghi, alghe e batteri. Maurizio nasce come ingegnere gestionale ma presto capisce di dover iniziare una nuova vita, un’esistenza che implichi la creazione di nuove forme e la riflessione sul mondo che lo circonda. Fa esperienza all’estero e alla fine si stabilisce in Olanda, dove studia design e microbiologia e apre il suo spazio, Officina Corpuscoli, lì dove può esprimere le proprie idee e competenze e la sua naturale inclinazione alla multidisciplinarità. Proprio per questo motivo l’ho intervistato per “Scienza e beni culturali”.

Mentre nelle sale cinematografiche ritorna in auge la storia de La Mummia nel suo ennesimo pauroso e spettacolare rifacimento, la scienza è finalmente in grado di svelare il mistero più grande che questi corpi millenari hanno finora conservato: il loro DNA.

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Viaggiare per conoscere, viaggiare per crescere ed entrare di diritto nell’età adulta con un nuovo e ricco bagaglio di esperienze. Quasi un parente lontano degli attuali Interrail. Questo era il Grand Tour: un “giro” tra i tesori italiani, affrontato dalla migliore gioventù europea del XVI secolo. Una moda, un seme che germogliò in famose opere letterarie - ad esempio “Viaggio in Italia di Goethe - e artistiche. E se questo enorme patrimonio divenisse il punto di partenza per un nuovo Grand Tour, un viaggio virtuale per promuovere e incuriosire? Google ci ha messo lo zampino e ciò che è nato vi stupirà.

Non è la prima volta che parliamo di Stonehenge, il sito inglese in cui è conservata una delle più famose e misteriose strutture megalitiche della Preistoria. Come avevamo già accennato e forse già sapete, sono stati numerosi gli approcci degli scienziati per comprenderne le modalità di costruzione e le finalità di utilizzo. E se cercassimo di battere un sentiero ancora inesplorato, cambiando punto di vista? Anzi, affidandoci proprio all’udito?

C’era una volta un ricco commerciante tedesco di nome Heinrich Schliemann. Da sempre Heinrich era affascinato dai racconti narrati nell’Iliade e, un bel giorno, accumulate abbastanza risorse per uno scavo archeologico, partì per la Troade, in Asia Minore, e, testo di Omero alla mano, nel 1871 riuscì a portare alla luce la mitica città di Troia. Questa è la versione sintetica e quasi fiabesca di uno dei più grandi ritrovamenti nella storia dell’archeologia. Esistono altri testi da cui gli studiosi stanno cercando di ricavare informazioni che possano portare alla ricostruzione di epoche molto lontane. Uno di questi è proprio la Bibbia.

“Father and son” è il titolo di una canzone del 1970, scritta e interpretata dall’inglese Cat Stevens. Il testo riporta un dialogo tra padre e figlio, una rappresentazione dello scontro generazionale intrisa di amore e incomprensione. Potremmo dire che questo è lo stesso fil rouge del primo video gioco prodotto e distribuito nel mondo da un museo di arte antica, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che – forse per caso – porta lo stesso nome del famoso brano.

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copertina   luglio-agosto 2017

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